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Cosa succede in città

C’è qualcosa che Leidy Churchman non può dipingere? Tra i soggetti dei ventuno dipinti della mostra di New York phenom alla Matthew Marks gallery, che è stata interrotta dalla pandemia, ci sono una camera da letto da sogno febbrile, un sorgere della luna, una ragazza in bicicletta, un roseto, una foresta piena di scimmie del Ramayana, astrazioni ipnotiche e un cartello della lavanderia. La tavolozza va dal nero monocromatico al viola caldo e al rosa; le dimensioni cambiano da una scarsa dozzina di pollici a più di dieci piedi. L’unica logica al lavoro è intuitiva, anche oracolare. L’umore è meno inquieto di sovraccarico di immagini di quanto non sia ottimisticamente onnivoro-L’uomo di Chiesa sembra affamato di dipingere il mondo intero in tutto il suo mistero e ordinarietà, due categorie che spesso si scontrano qui. Nelle abili mani di Churchman, un primo piano ritagliata di un iPhone 11 assume un misticismo terzo occhio degno di Hilma af Klint. (La mostra è ora aperta al pubblico, solo su appuntamento, fino al 31 luglio; i dipinti di Churchman rimangono visibili sul sito Web della galleria.)

— Andrea K. Scott